CARDETO. Alle prime ore dell’alba, i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dello Squadrone cacciatori Calabria, e congiuntamente a personale della Squadra mobile, hanno tratto in arresto il latitante Antonino Princi, 46 anni, di Calanna, ricercato dal 29 luglio scorso quando sul suo conto la Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione distrettuale antimafia ha emesso un provvedimento di fermo di indiziato di delitto nell'ambito dell'operazione cd “Kalanè”, condotta dalla Polizia di Stato.

Il successivo 1° agosto il Gip del Tribunale reggino ha emesso un ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Princi, ritenuto responsabile in concorso dell'omicidio di Domenico Polimeni e del tentato omicidio di Giuseppe Greco, commessi nella frazione Sambatello di Reggio Calabria il 3 aprile dello scorso anno, è stato localizzato, ad esito di attività investigativa condotta dalla Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria, convergente con autonome acquisizioni della Polizia di Stato, in un'abitazione isolata, di proprietà di Saverio Arfuso, 45 anni, del posto, tratto in arresto per favoreggiamento personale.

L’abitazione, secondo le acquisizioni informative dell’Arma, sarebbe dovuta essere disabitata, mentre non erano sfuggiti alla quotidiana capillare azione di controllo del territorio della locale Stazione Carabinieri alcuni movimenti sospetti proprio in corrispondenza di quel fabbricato.

All'atto dell'intervento il latitante non era armato e non ha opposto resistenza.

L’indagine “Kalanè”, coordinata dalla Dda reggina e condotta dalla locale Squadra mobile, aveva consentito di ricostruire le dinamiche di un omicidio e due tentati omicidi, nonché i ruoli dei mandanti e degli esecutori materiali.

Dagli elementi acquisiti nel corso dell’indagine è emerso come all’interno della famiglia Greco di Calanna fosse scaturito un conflitto interno, con l’ascesa al potere criminale proprio di Antonino Princi, il quale, approfittando dell’assenza dalla Calabria di Giuseppe Greco, 57 anni,  e del periodo di collaborazione con la giustizia che quest’ultimo aveva avviato dopo il suo arresto nell’ambito dell’operazione “Meta”, aveva accentrato su di sé il controllo delle attività illecite nella zona di Calanna e Sambatello, feudo storico ed incontrastato della famiglia Greco, alla quale Princi è legato anche da rapporti di parentela. Secondo la ricostruzione della Dda, Giuseppe Greco, sentendosi esautorato, avrebbe deciso di eliminare Princi senza però riuscirci e scatenando la reazione della vittima.

In particolare, Greco, figlio dello storico boss di Calanna don Ciccio Greco, aveva progettato di uccidere Antonino Princi all’uscita dell’impianto di trattamento dei rifiuti a Sambatello, dove lavorava come operaio.

Per attuare il progetto criminoso, il 9 febbraio 2016, previo accurato studio delle abitudini della vittima, accompagnato da uno dei sodali, con una spettacolare azione di fuoco attentava alla vita del Princi, esplodendo numerosi colpi di arma da fuoco (fucile e pistola) contro l’autovettura sulla quale viaggiava quest’ultimo, il quale riusciva miracolosamente a salvarsi, con una serie di manovre repentine che lo portavano prima a sfondare il cancello carraio dell’impianto di smaltimento della spazzatura e poi a trovare riparo all’interno di esso, in luoghi poco conosciuti agli assalitori.

Il tentato omicidio Princi innescava la successiva vendetta: la sera del 3 aprile, due fidatissimi sodali di Antonino Princi si appostavano nei pressi di una piccola abitazione di Calanna, dove Giuseppe Greco aveva trovato rifugio e con una fulminea azione di fuoco riuscivano a ferire gravemente Greco che si era affacciato al balcone.

Nel corso della sparatoria, investito dai pallettoni, veniva ucciso Domenico Polimeni che aveva dato ospitalità al Greco e assieme a lui stava sul balcone.

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