REGGIO CALABRIA. La Segreteria provinciale della Fil Sanità è ancora in attesa di riscontro circa la richiesta di esercizio dei poteri di revoca in merito alla nomina del direttore sanitario aziendale dottoressa Albanese inviata in data 31/01/2017 al direttore generale Francesco Antonio Benedetto.

Ma è proprio sulle scelte operate dal dottor Benedetto che vogliamo ritornare.

Intanto con delibera successiva alla citata 343 dell’8 aprile (quella di conferimento dell’incarico alla dottoressa Albanese) veniva anche conferito incarico come direttore amministrativo al dottor Giulio Carpentieri (del. 344 dell’8 aprile), anche in questo caso prescindendo dagli obblighi e dagli effetti della normativa sugli incarichi pubblici (L. 124/2015), tanto da scatenare una reazione a catena che ha portato alle dimissioni immediate dello stesso dottor Carpentieri.

Insomma un giorno “orribilis” per la capacità di discernimento del direttore generale Frank Benedetto che sembra aver perso, e non solo in quell’occasione, la capacità di criticità e di discernimento che pure ne avevano caratterizzato l’azione amministrativo-politica all’interno del massimo consesso di governo cittadino.

A questo punto viene facile chiedersi se il Direttore generale sia consigliato, male in effetti, da qualcuno che non sembra avere particolarmente a cuore le sorti dell’Azienda.

Un “fatto” confermato anche da qualche atto successivo che ci mostra ancora una volta più di una “criticità”. Ci riferiamo ad esempio alla Del. 57 del 01/02/2017 di conferimento di incarico di “collaborazione diretta a titolo gratuito” con la direzione generale a favore del dottor Giuseppe Doldo.

In primis ci preme sottolineare come tutta la Delibera sembri articolata per “giustificare” la nomina in oggetto in riferimento ai divieti espliciti contenuti nell’impianto normativo relativo all’utilizzo di personale in quiescenza e con età superiore ai 65 anni (L. 124/2015, D.L. 95/2012, D.L. 223/2006 e successive modifiche e integrazioni), con 4 pagine di riferimenti normativi puntualmente “interpretati”; ma quello che più colpisce è come vengano fatti rientrare nell’ambito di un incarico di “studio e di consulenza” mansioni di raccordo tra la Direzione generale e i Dipartimenti e le Uoc, citando l’art.6 del D.L. 90/2014 che invece in alcun modo assegna un ruolo attivo nella “dialettica” aziendale tra gli incarichi ricompresi in “studio e consulenza”.

In conclusione sembra lecito domandarsi cosa rimarrebbe da fare al Direttore generale dopo aver “delegato” gran parte delle proprie prerogative “al giudizio” di altri (come si legge nella Delibera citata).

Restiamo comunque fiduciosi che i nostri richiami alla Direzione generale in ordine al ristabilimento di condizioni di legalità siano ascoltati evitando di dover investire la Procura e soprattutto di dover chiedere l’annullamento di tutti gli Atti consequenziali ad una nomina per noi illegittima.
Giuseppe Martorano
segretario generale Fil

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