REGGIO CALABRIA. La scomparsa  del Premio Nobel per la letteratura Derek Walcott  ha lasciato un vuoto particolarmente avvertito in quanti hanno avuto modo di apprezzare le qualità umane  e lo spessore creativo di una personalità così alta.

Derek Walcott è stato a Reggio e Messina nell’anno  1993. In una delle stagioni più esaltanti programmate dal Circolo culturale Rhegium Julii, gli era stato attribuito il Premio “Città dello Stretto” e aveva accolto con piacere l’invito ad essere presente e conoscere i luoghi del mito, restando, per ben tre giorni, ospite delle nostre Città.

La consegna dei premi è avvenuta la sera di sabato nel tempio della cultura reggina, in un Teatro Cilea coperto in ogni ordine di posti. Era il luogo che aveva visto in passato la presenza del poeta Josif Brodskji intervistato da Demetrio Volcic e, successivamente, di Toni Morrison e Seamus Heaney. Tutte figure straordinarie insignite del premio più ambito della letteratura mondiale.
Derek Walcott, tuttavia, ha inteso conoscere più da vicino la Città di Reggio Calabria, la città di Messina con la sua Facoltà di lettere e la Fondazione Bonino Pulejo, la Città di Taormina. Tutti luoghi di cui avrebbe parlato nel nuovo libro ancora in embrione che, da lì a qualche anno, con Bova e Casile invitati, sarebbe stato presentato al Palazzo delle Esposizioni di Roma con il titolo di Homeros.

Walcott, nei giorni di permanenza in Calabria, ha imparato ad amare questa terra e la sua gente, forse perché i sud del mondo hanno qualcosa in comune, forse perché ne ha percepito la sofferenza, o forse perché tutte le periferie del pianeta hanno quel respiro universale che le rende autentiche, riconoscibili e proiettate a cercare un nuovo soffio della rigenerazione.

Qui, dove l’ansia di Ulisse a trovare le ragioni del suo esistere, è diventata ricerca del nuovo mondo ed emozione del cambiamento, Walcott ha rafforzato il legame con lo spirito avventuroso che lo ha portato ad esaltare il viaggio della goletta Flight, la marginalità ma anche la grandezza di quegli uomini che fanno parlare i loro stracci con i gesti che ogni giorno esaltano la bellezza della natura e dell’esistenza.

In questo senso un Homeros può incontrarsi in tutti i luoghi più lontani, anche nelle Antille, anche nell’isola di Saint Lucia dove questo creolo è nato e cresciuto, diventando la voce di tutto un popolo, celebrato in America ma, soprattutto, riconosciuto nel suo valore in tutto il mondo.

Walcott, ha intitolato uno dei vialetti della nuova casa di Saint Lucia, Viale Calabria, per testimoniare l’affetto che ha conservato nel tempo per Reggio Calabria e per quegli uomini che per anni hanno fatto della promozione della cultura una bandiera.

Erano presente agli incontri, oltre ai responsabili del circolo Casile, Bova, Caridi, giovani collaboratori, un intero cenacolo di uomini calabresi e siciliani che hanno segnato enormemente un periodo storico e culturale da considerare indimenticabile: Emilio Argiroffi, Gilda Trisolini, Francesco Fiumara, Rodolfo Chirico, Ernesto Puzzanghera, Antonina Maria Corsaro, Nino Freno, Carmelo Aliberti, ma anche Totò Calarco, i parlamentari Enzo Misefari, Nello Vincelli, Vico Ligato, il sindaco Italo Falcomatà, uomini attorno ai quali la forza della cultura reggina si esprimeva ai più alti livelli.

Certo, tanti uomini di ottimo livello, si battono ancora oggi per chiamarsi presenti a sé stessi ed al territorio che di cultura ha tanto bisogno; ciò che è cambiata, tuttavia, è la prospettiva della politica che non sembra mettere più al primo posto quei valori fondamentali della promozione culturale che, in ogni tempo, anche l’Associazionismo illuminato sa portare avanti ai massimi livelli.

L’alto spessore di quelle attività e delle contaminazioni culturali, oggi, è diventato improponibile perché non c’è adeguata capacità di ascolto e non è adeguatamente sostenuto da alcuna Istituzione. Come Area dello Stretto, ma anche come Mezzogiorno e come Paese ne abbiamo perso certamente qualcosa. E la involuzione si avverte pesantemente.

Forse c’è più difficoltà a distinguere tra chi, senza mai speculare, ha dato qualcosa d’irripetibile a tutta una comunità. O, forse, è il segno di un declino che resta inaccettabile per chi ha vissuto una simile esperienza.

Questo recente passato dimostra, però, che c’è modo e modo di amare la vita, di costruire ponti, di preparare un futuro migliore. Senza arrendersi bisogna alzare lo sguardo e dare un senso ed una speranza alla nostra storia.
Giuseppe Bova
presidente Comitato Dante Alighieri Reggio

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