CITTANOVA. L’operazione “Alcova” è stata così denominata in quanto trae origine dal luogo dove è stato catturato Giuseppe Facchineri, 47 anni, classe 1970, personaggio di spicco dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, gravato da numerosi precedenti di polizia per associazione di tipo mafioso, omicidio, strage, rapina, porto abusivo di armi, violenza e minaccia a Pubblico Ufficiale, furto aggravato, ricettazione, già sorvegliato speciale.

Le vicissitudini giudiziarie più recenti di Facchineri risalgono al 2014, quando era stato tratto in arresto insieme alla madre Caterina Facchineri,  74 anni e al fratello Salvatore, 43 anni,  in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Ufficio Gip del Tribunale di Palmi per estorsione e rapina in concorso aggravate.

Le indagini, inizialmente coordinate dalla Procura della Repubblica di Palmi e successivamente proseguite dalla Direzione distrettuale antimafia, con il coordinamento del procuratore capo Federico Cafiero de Raho, erano state avviate a seguito di una perquisizione di iniziativa effettuata nell’abitazione di un residente del luogo.

In quella circostanza i militari avevano rinvenuto un’agenda e alcuni documenti contabili riferiti a rapporti economici non meglio precisati con componenti della famiglia Facchineri.

Tale materiale era infatti apparso subito molto sospetto, soprattutto in ragione del fatto che l’interessato non era stato in grado di fornire alcuna plausibile spiegazione in merito al contenuto e alla natura del rapporti in questione.

Solo le investigazioni che ne sono conseguite hanno permesso di riscontrare che alla base vi erano delle richieste estorsive, derivanti dalla vendita di dieci bovini (per un importo di 10.000 euro) risalente al 2009 tra Caterina Facchineri e la vittima: quest’ultima, pur avendo regolarmente pagato a suo tempo la cifra pattuita, era poi stata comunque oggetto di continue richieste di danaro, avanzate a titolo di pretesi interessi sul pagamento del bestiame acquistato.

Pertanto, dopo alcuni mesi in carcere, Giuseppe Facchineri era stato ammesso a beneficiare degli arresti domiciliari presso l’abitazione di alcuni familiari in provincia di Arezzo.
Tuttavia, non appena ha avuto inizio il processo in cui era imputato per le vicende, le varie testimonianze che si sono susseguite ne hanno evidenziato una posizione sempre più grave, che lasciava presagire ad un’elevata probabilità di riportare una pesante condanna.


Difatti, proprio nel corso dell’udienza del processo celebrata il 16 gennaio 2016, Facchineri aveva addirittura inveito e minacciato di morte la persona offesa.

A quel punto, i reati di cui era già chiamato a rispondere, uniti alla condotta assunta nel corso del processo e alla pericolosità evidenziata, avevano così determinato il ripristino della custodia cautelare in carcere, che però era rimasta ineseguita in quanto Giuseppe Facchineri non aveva più fatto rientro presso l’abitazione dove scontava gli arresti domiciliari.

Da quel momento sono iniziate le indagini dei carabinieri della Compagnia di Taurianova, che dopo quasi un anno e mezzo di attività incessanti sono così riusciti a risalire al covo dove il latitante continuava ad incontrarsi periodicamente con la moglie.

Proprio la necessità e il desiderio di continuare a mantenere comunque il contatto con la donna cui era più legato, gli sono stati fatali: alle ore 3.45 di questa notte, è stato tratto in arresto al termine di un blitz portato a termine dai carabinieri di Taurianova, con l’ausilio dei militari dello Squadrone eliportato Cacciatori e dell’8° Nucleo elicotteri di Vibo Valentia.   

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